Famelici apprendisti…

… e un po’ “Apprendisti stregoni” se penso al modo in cui riescono (quasi) sempre ad incantare le mie ore d’aula.
Sono i giovani lavoratori, età media 23 anni, assunti con contratto d’apprendistato e costretti (da contratto, appunto) a frequentare corsi di formazione per imparare a comunicare, lavorare in sicurezza, leggere la propria busta paga, etc.

Lunedì mattina, ore 09.00, sto per tenere un corso sulle Competenze Relazionali ed Organizzazione Aziendale ad un gruppo di giovani, da poco ex-brufolosi: 4 ore consecutive durante le quali dovrò inventarmi di tutto per tenere alta la loro attenzione, nella speranza che gli argomenti da trattare possano risultare utili al loro presente e soprattutto al loro futuro. Compito difficile, anzi difficilissimo visto che per raggiungere la loro voglia di ascoltare dovrò attraversare foreste di smartphone costantemente sintonizzati sulle app più recenti; quindi nuotare nel lago della loro sonnolenza, causata dalle poche ore di sonno che si sono concessi la notte prima. Infine combattere con il più agguerrito esercito di domande: “Perché dobbiamo seguire questo corso?”… “A cosa ci serve?”… “Non potevamo stare al lavoro che impariamo di più?”

Per vincere questa battaglia ho bisogno di un’arma speciale, che mi porti indietro nel tempo fino a quando avevo la loro età, ed è così che posso rispondere solo con un’altra domanda: come dar torto alle loro legittime obiezioni?
Ecco che, con questa nuova consapevolezza, la “guerra” lascia il posto al “gioco”, l’aula diventa una palestra in cui possiamo fare esercizi, sbagliare e rialzarci senza correre pericoli. Gli smartphone diventano strumenti di distrazione, che misurano l’estrema capacità con cui questi giovani riescono a partecipare alla lezione, offrendo contributi di valore, pur restando sempre connessi con il mondo virtuale (sono eccezionali!).
La loro voglia di mettersi in gioco, di raccontarsi e accettare la sfida con se stessi è ammirevole, propria di chi, ancora lontano dalle rassegnazioni più adulte, vuole cambiare il suo piccolo mondo. Sono stupendi, questi giovani apprendisti, e stupenda è la loro famelica voglia di crescere, puntando tutto su se stessi.

La cosa più bella che mi capita quando insegno, è di imparare dai miei allievi.